Maium Romulus tertium posuit, de cuius nomine inter auctores lata dissensio est (Macr. Sat. I, 12.16). Qualche considerazione (ancora) sul nome del mese di maggio
Sinossi
Il contributo ripercorre le diverse tradizioni eziologiche riferite a Maius come nome del mese e alla funzione e al significato che riveste nel calendario romano. Li considera anche alla luce di un dato linguistico recente: due epigrafi dal santuario falisco di Monte Li Santi - Le Rote documentano il culto di Fortuna e Minerva maia nel III sec. a.C. e il rapporto che queste divinità hanno con la sfera femminile e il passaggio all’età adulta, al matrimonio e alla procreazione. A Narce, maia è probabile epiclesi di Minerva da interpretare come *mag-i̯ā «‘die Große, Alte, die Mutter’» in funzione del proprio ruolo e può offrire un dato coerente - nel contesto della romanizzazione dell’ager Faliscus - con le fonti antiche che spiegano Maius come mese dei senes, maiores natu rispetto agli iuvenes associati a Iunius nel calendario romuleo.
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