Il «verme», l’«osso magro e lucente». Una lettura metapoetica di Ossa mea

Autori

Francesca Santucci
Università degli Studi di Genova image/svg+xml
https://orcid.org/0009-0001-5420-7950

Sinossi

L’articolo tenta una rilettura di Ossa mea in chiave metapoetica, a partire dall’occorrenza di alcuni lemmi (nello specifico: «verme», «ossa») negli articoli che Testori scrive durante gli anni che precedono la stesura del poema. La «risalita verso la Croce sullo sfondo del possibile sfacelo dell’Universo» sembra allora suggerire il ruolo vivificatore e provocatorio della poesia nei confronti delle apocalissi e dell’alienazione del presente. La dialettica di distruzione e costruzione proposta da Ossa mea è resa stilisticamente attraverso strategie di frantumazione e ricomposizione delle parole: si pensi alla frequente sillabazione delle parole, alla presenza di rime tecniche, di elenchi e di accumulazioni nominali. La dialettica vita-morte (culla : nulla), infine, si proietta sulle coordinate spazio-temporali, organizzando il qui e ora come un palinsesto.

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Pubblicato

ottobre 2, 2026

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