Fine della Guerra fredda in Asia. Pechino, Mosca e Hanoi al tempo del Vietnam (1964-1969)

Autori

Francesco Montessoro
Università degli Studi di Milano image/svg+xml

Sinossi

Nella seconda parte degli anni Sessanta, la guerra del Vietnam non fu semplicemente una fase dello scontro tra Occidente e mondo comunista, ma rappresentò in primo luogo una guerra civile che coinvolse l’intera società vietnamita, assumendo anche una dimensione internazionale. Tuttavia, non fu una guerra per procura tra URSS, Cina e Stati Uniti, nel contesto della guerra fredda: a Hanoi, in particolare, la leadership politica al potere cercò, piuttosto, di piegare a proprio vantaggio le rivalità che dividevano le superpotenze, assicurandosi aiuti economici e militari sia dalla Cina sia dall’Unione sovietica.
Il conflitto non fu dunque una semplice “avventura americana”, ma un’iniziativa bellica fortemente voluta da Hanoi per conseguire la riunificazione nazionale e per far prevalere le ragioni politiche e ideologiche che avrebbero assicurato al Vietnam l’egemonia regionale. A Hanoi, inoltre, la strategia militare si intrecciò alla lotta politica in seno al Partito comunista per condizionare, in una logica nazionalista, i rapporti con Mosca e con Pechino.
Per queste ragioni, la guerra del Vietnam, lontano dall’essere eterodiretta da Mosca o da Pechino, fu un fattore decisivo per influenzare gli equilibri tra le due potenze comuniste, contribuendo ad accentuarne il dissidio, fino alle conseguenze estreme del confronto armato e – al termine di un percorso difficilmente prevedibile nei primi anni Sessanta – al sovvertimento delle alleanze e degli schieramenti in campo.

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Pubblicato

maggio 21, 2024