Monete e peste: strumenti di cura e veicolo di contagio
Sinossi
Accanto alla sempre più consistente scoperta, nel corso di scavi archeologici, di sepolture basso medievali approntate per accogliere le vittime di eventi epidemici, nelle quali si rinvengono accumuli più o meno consistenti di monete, fonti scritte e archeologiche ampliano la relazione monete/peste, attribuendo alle prime un ruolo positivo e negativo nei confronti del morbo, in quanto manufatti dotati di capacità terapeutiche, ma anche in grado di trasmettere il contagio. La prima parte del contributo analizza alcune “ricette numismatiche” contro la peste, tramandate nelle opere di Gentile da Foligno, Giovanni di Rupescissa e Iacobo Soldi (XIV e XV secolo), che suggeriscono il ricorso a monete d’oro (ducati e fiorini) come ingredienti per la preparazione dell’aurum potabile. La seconda parte è, invece, focalizzata sulle cosiddette Boundary/Plague Stones inglesi, che, nel corso della Peste di Londra (1665-1666), svolsero la funzione di limite territoriale in città e villaggi afflitti dall’epidemia e di ricettacolo per le monete, che dovevano essere però sanificate, prima dell’utilizzo, con l’immersione in acqua o aceto.
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