Le tracce che restano. Un viaggio geografico tra le barche spiaggiate della migrazione
Sinossi
L’articolo analizza il Mediterraneo centrale come spazio storico-politico e relazionale, interrogando il fenomeno migratorio attraverso le geografie critiche del pensiero oceanico. A partire dal concetto di traccia, l’attenzione si sposta dal corpo del migrante alle materialità generate dai movimenti migratori, soffermandosi in particolare sulle barche spiaggiate lungo la costa sud della Sicilia. Attraverso le ontologie umide e la conseguente concezione non lineare del tempo, il contributo esplora il carattere perturbante di queste presenze residuali, capaci di interrompere la continuità spaziale e temporale del paesaggio costiero. I barconi, sospesi tra mare e terra, tra uso e abbandono, agiscono come dispositivi materiali che rendono visibili paesaggi sociali e ambientali liminali, prodotti dai regimi di mobilità contemporanei. In questo senso, gli esempi discussi restituiscono la costa sud della Sicilia come spazio more-than-wet, in cui il Mediterraneo si manifesta come paesaggio perturbante segnato dalla spettralità della migrazione
Pagine
Pubblicato
Categorie
Licenza

Questo volume è pubblicato con la licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0.
