Di madri e d’acqua. Fratture e ricostruzioni dopo il middle passage

Autori

Nicoletta Vallorani
Università degli Studi di Milano image/svg+xml
https://orcid.org/0000-0002-6023-1543 (non autenticato)

Sinossi

La centralità del viaggio nelle narrazioni africane si dipana a partire dalla black diaspora come cesura radicale che tende a riflettersi in tipologie di storie diverse, tutte legate al fantasma di una deportazione il cui trauma deve essere ancora elaborato. Le riflessioni di Saidyia Hartman nel suo Lose Your Mother (2007) sono preziose e combinano la percezione di una storia individuale fratturata con una storia più ampia e collettiva che viene declinata in modi diversi. Nel mio contributo prendo in considerazione il genere frastagliato della speculative fiction esaminando i modi in cui, nella cornice di un sistema formulaico consolidato e fortemente marcato come bianco, maschile e occidentale, alcune scrittrici riscrivono i percorsi di un ritorno che si articola attraverso le dimensioni del tempo e dello spazio, utilizzando funzionalmente e in una prospettiva decoloniale strategie compositive familiari, combinandole in modi insoliti. Da Octavia Butler a Rivers Solomon, perlustro una eredità complessa che appartiene al fantastico africano, mai assente anche nella letteratura cosiddetta realistica e ben spiegata dallo stesso Soyinka in “The Fourth Stage: Through the Mysteries of Ogun to the Origin of Yoruba Tragedy” (1990). Resta intatta, in tutte queste narrazioni, la ferita di un viaggio nel quale l’annegamento è perdita ma anche — come suggerisce Alexis Pauline Gumbs — recupero di una matrice di condivisione e momento di nuova nascita.

Pubblicato

marzo 25, 2026

Licenza

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