L’Euro digitale come strumento di politica monetaria innovativa e i suoi rapporti con le criptovalute
Sinossi
Il presente contributo analizza l'introduzione dell'euro digitale quale strumento innovativo di politica monetaria, delineandone il quadro evolutivo alla luce della procedura legislativa europea in corso, la cui conclusione è attesa per il 2026 con una possibile emissione non prima del 2029. L'analisi si concentra sulle tre sfide strutturali che il progetto deve affrontare per legittimarsi. In primo luogo, si esamina il rischio di disintermediazione bancaria, mitigabile attraverso l'imposizione di limiti quantitativi alla detenzione e l'adozione di meccanismi di "waterfall" e "reverse waterfall", nonché l'esclusione della remunerazione dei depositi. In secondo luogo, viene trattata la criticità della tutela dei dati personali, evidenziando la distinzione fondamentale tra la modalità offline — capace di replicare l'anonimato del contante fisico senza intermediari — e la modalità online, oggetto di maggiori riserve da parte del Garante europeo della protezione dei dati (EDPS). Infine, lo studio colloca l'euro digitale nel contesto della competizione geopolitica globale, contrapponendo la strategia europea di autonomia strategica al "criptomercantilismo" degli Stati Uniti. Mentre l'UE persegue una soluzione pubblica sovrana, l'amministrazione statunitense, anche attraverso iniziative come il "GENIUS Act", promuove l'uso di stablecoin private ancorate al dollaro per consolidare l'egemonia valutaria globale e il debito pubblico americano. Il lavoro conclude evidenziando le divergenze legislative tra Consiglio e Parlamento europeo — in particolare sulla priorità della versione offline e sui limiti di detenzione — e definisce l'euro digitale come un banco di prova decisivo per la volontà politica dell'Unione di perseguire un'autentica sovranità monetaria.
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