TARCHNA
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<p style="text-align: justify;">La Collana è rivolta principalmente a aspetti e temi che coinvolgono Tarquinia e raccoglie linee di ricerca diversificate e interdisciplinari, derivate dallo studio diretto dei materiali, dalla piccola scala dei vasi alla media delle strutture alla grande del territorio e del paesaggio. Colleghi, laureandi, specializzandi, dottorandi, specializzati e dottori di ricerca collaborano alla pubblicazione risultati degli scavi e delle ricerche a Tarquinia nella specifica Collana dedicata alla grande metropoli etrusca.</p>it-ITTARCHNATarquinia. Scavi sistematici nell'abitato. Il pozzo del 'complesso monumentale' e la sua sigillatura
https://libri.unimi.it/index.php/tarchna/catalog/book/257
<p>Il volume documenta l’obliterazione di un pozzo profondo oltre 21 metri, ritrovato nell’area sacra del ‘complesso monumentale’ di Tarquinia. È il quinto della serie principale della <em>Collana</em> <em>Tarchna</em> e si pone in continuità con i precedenti dedicati ai risultati degli scavi dell'Università di Milano a Tarquinia.<br>La prima parte è dedicata allo scavo e alla chiusura del pozzo, ricostruendo il palinsesto stratigrafico e le motivazioni dell’intervento. La seconda parte individua i capisaldi diagnostici per interpretare i reperti, mentre la terza è volta alla pubblicazione integrale materiali mobili rinvenuti, attraverso i contributi di trenta autori.<br>Il pozzo conteneva suppellettili votive di un edificio sacro non ancora identificato, utilizzato almeno dalla fine del IV secolo a.C. L’analisi dei reperti suggerisce un culto legato alla principale divinità femminile del ‘complesso’, con testimonianze che risalgono anche a epoche precedenti. L'insieme delle attestazioni indica che si trattasse di suppellettili un tempo in uso nell'area sacra, conservate ritualmente nel tempo e gettate nel pozzo al momento della sua chiusura, avvenuta nel II secolo a.C. con una cerimonia solenne.<br>Questa obliterazione riflette pratiche condivise nell’area etrusco-italica, con gesti volti a preservare la memoria di culti pregressi. Edifici e oggetti sacri vengono dismessi da istituzioni ancora autonome a livello politico e religioso, che intendono continuare a mantenerne saldamente la memoria, all'alba di quel processo che porterà tutta l’Etruria ad essere assorbita dall’orbita accentratrice di Roma.</p>Matilde Marzullo
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2026-04-232026-04-23Tarquinia. Scavi sistematici nell'abitato. La memoria e il presente nel pozzo sigillato del "complesso monumentale"
https://libri.unimi.it/index.php/tarchna/catalog/book/270
<p>Il Tomo I del volume V della collana <em>Tarchna</em>, <strong>Tarquinia. Scavi sistematici nell'abitato: La memoria e il presente nel pozzo sigillato del “complesso monumentale”</strong>, a firma di Giovanna Bagnasco Gianni, è articolato in quattro capitoli e in un’appendice, curata da J. Alvino, dedicata ai segni alfabetici e non alfabetici (<em>sigla</em>), secondo la classificazione dell’<em>International Etruscan Sigla Project</em> (IESP).<br />Il riempimento del pozzo è interpretato come un vero e proprio archivio materiale, capace di collegare una storia concreta e documentaria — fatta di oggetti, iscrizioni e residui organici — a un più ampio sistema di rappresentazioni e pratiche, in cui la città di Tarquinia si inserisce nelle reti politiche, culturali ed economiche della penisola italica e del bacino mediterraneo in età ellenistica.<br />Il primo capitolo delinea i fondamenti teorici e l’impostazione metodologica sviluppata nel corso degli anni dal <em>Progetto Tarquinia</em>, uno dei momenti più intensi e complessi dell’intero programma di scavo. La scelta di trattare il riempimento del pozzo come unità autonoma risponde all’esigenza di considerare il deposito come un insieme dotato di coerenza interna e di capacità narrativa propria. Quale deposito intatto, è delimitato dai parametri cronologici dei materiali che lo compongono e dalle loro associazioni interne, presentate nel secondo tomo, curato in maniera esemplare da M. Marzullo.<br />Il secondo capitolo è dedicato all’analisi e all’interpretazione delle trentadue iscrizioni rinvenute, che costituiscono una testimonianza epigrafica di straordinaria ricchezza e varietà, notevole per quantità e per la qualità formale, linguistica e contenutistica. Si tratta di testi brevi e incisivi, accompagnati da <em>sigla</em> che trasmettono messaggi visivi paralleli e complementari. Le iscrizioni, per lo più su ceramica d’impasto e a vernice nera, presentano un elevato livello di codificazione simbolica.<br />Il terzo capitolo affronta lo studio storico-artistico della lastra fittile figurata, rinvenuta in frammenti ma di alta qualità formale e iconografica, raffigurante un guerriero in assalto. L’analisi ne colloca la produzione nel primo ellenismo, con richiami a modelli greci e locali reinterpretati in chiave propriamente etrusca. La sua presenza nel pozzo è letta nel contesto di una deposizione rituale, insieme ad altri materiali connessi al gesto di dismissione e sacralizzazione di un edificio non più in uso, reintegrato in una nuova narrazione materiale. L’analisi stilistica si accompagna così a una precisa valutazione cronologica, considerando anche le relazioni con i complessi materiali già noti.<br />Nel quarto capitolo, i dati relativi a ceramica, iscrizioni e terracotte vengono integrati nella ricostruzione storica del sito, con particolare attenzione alla situazione del ‘complesso monumentale’ alla metà del II sec. a.C., quando Tarquinia, pur mantenendo una certa autonomia culturale, è ormai inserita nel sistema politico romano. Il deposito sigillato costituisce così una fonte primaria sia per la microstoria del sito sia per la macrostoria mediterranea, in un periodo segnato dalla fine della seconda guerra punica e dalla ridefinizione delle alleanze tra Roma e le città etrusche.<br />L’analisi complessiva permette di mettere in relazione le pratiche rituali locali con i grandi eventi storici — guerre, alleanze, trasformazioni istituzionali — facendo del pozzo un osservatorio privilegiato sulla crisi e la trasformazione della cultura etrusca, nonché sulle dinamiche di resistenza, negoziazione e riscrittura simbolica nell’incontro con Roma.</p> <p> </p>Giovanna Bagnasco Gianni
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2026-04-232026-04-2340 anni di scavi, ricerche e attività dell’Università degli Studi di Milano a Tarquinia
https://libri.unimi.it/index.php/tarchna/catalog/book/191
<p>La festa del 17 e 18 settembre 2022 ha rappresentato un momento significativo di collaborazione tra l'Università di Milano, la città di Tarquinia e la comunità scientifica. Questo volume ne raccoglie gli esiti e celebra Maria Bonghi Jovino, professore emerito dell'Università di Milano e cittadina onoraria di Tarquinia, riconosciuta come "eroe fondatore" per la sua ricerca archeologica avviata quarant'anni fa. Il suo lavoro ha posto le basi per una ricerca fortemente caratterizzata in senso interdisciplinare e internazionale, sempre attenta alla sensibilizzazione del pubblico verso l'antica città etrusca. Il volume presenta una ricca panoramica su Tarquinia, spaziando dall'archeologia alla storia, alla religione etrusca, con particolare attenzione a tematiche come l’interdisciplinarità, l’internazionalizzazione e la terza missione, oltre che alla tutela del paesaggio culturale.</p>Giovanna Bagnasco Gianni
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2024-08-302024-08-30Tracing spaces at the Ara della Regina sanctuary of Tarquinia. Themes of urbanisation through geophysical research
https://libri.unimi.it/index.php/tarchna/catalog/book/99
<p>Solo sette anni dopo la pubblicazione degli scavi di P. Romanelli, che confermarono definitivamente la posizione dell'antica città etrusca, nel 1955, iniziarono le operazioni dei tecnici e degli ingegneri della Fondazione Ing. C.M. Lerici a Tarquinia. Si concentrarono principalmente sulle tombe, ma presto passarono anche all'antica città. Le indagini geofisiche sulla Civita iniziarono nel 1964. Da allora si sono svolte ricerche per esaminare sistematicamente l'intera superficie del <em>plateau</em>: il programma non è stato sempre rispettato e ha subito notevoli ostacoli, ma nonostante ciò è continuato fino al 1981. È stata raccolta una ingente quantità di informazioni attraverso indagini magnetometriche, misure elettriche, carotaggi e rilievi. Nel tempo, sono state effettuate anche ulteriori rilevazioni georadar (ITABC - CNR) e gradiometriche (British School a Roma) nell'ambito del progetto CRC ‘Progetto Tarquinia’ diretto dall'Università di Milano. Oggi il progetto si sta occupando di elaborare questa enorme quantità di dati per la pubblicazione della<em> Carta Archeologica della Civita di Tarquinia</em>. Alla luce della recente collaborazione con l'Università di Verona, questo lavoro utilizzerà l'area a sud-est del santuario dell'Ara della Regina come progetto pilota. Il volume mostrerà che solo con lo studio comparativo dei risultati delle diverse discipline (dalle fonti letterarie alla ricerca negli archivi, dagli scavi allo studio delle fonti cartografiche) attraverso l'ottica di archeologia, topografia, speleologia, architettura, paleoantropologia, paleobotanica, chimico-fisica, assistite dall’informatica e dalla gestione dei dati ICT, è possibile fare luce nel sottosuolo e gettare le basi per lo studio complessivo della città e del suo sviluppo.</p> <p>_________________________________________</p> <p><a href="https://www.spreaker.com/user/16503036/podcast-mup-pt-15-tracing-spaces-at-the-"><strong>Podcast di presentazione del volume</strong></a></p> <p>_________________________________________</p>Matilde MarzulloAndrea Garzulino
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2023-03-232023-03-23